Pubblicato da: annqud su: Settembre 18, 2008
La situazione nell’America Latina resta convulsa. Lo testimonia la convocazione di una riunione straordinaria degli aderenti alla neonata Unione delle nazioni sudamericane (Unasur), per disinnescare la crisi dovuta alla guerra civile boliviana. La riunione è stata promossa dai “moderati” Lula e Bachelet, che hanno anche ideato Unasur nel tentativo di uscire dal dualismo delle organizzazioni sudamericane, spaccate tra chavismo e filoamericanismo. La crisi boliviana è dovuta all’opposizione di cinque province contro il presidente Evo Morales. Si chiede che le ricchezze prodotte dai giacimenti presenti nelle loro zone non vengano scempiate dagli intrallazzi della nomenklatura di Morales. Evo Morales ha interpretato in maniera giacobina il risultato elettorale dello scorso agosto, sfruttandolo per disconoscere i referendum che avevano portato all’autonomia delle province “ribelli”. Morales aveva approfittato del risultato anche per modificare la Costituzione – nottetempo e senza presenza dell’opposizione. Un vero colpo di Stato, e come tale l’hanno letto molti boliviani. Poi c’è il business, vera causa della minaccia dell’invio di truppe da parte di Chavez. Un delirio stoppato dagli stessi quadri militari venezuelani.
Le conclusioni dell’Unasur ribadiscono la “integrità territoriale” della Bolivia, e solo in un secondo momento chiedono il dialogo. Ieri Morales e l’opposizione hanno iniziato le trattative a Cochabamba. Intanto il governatore di Pando, Leopoldo Fernandez, è stato incarcerato a La Paz, dopo che il governo ha ordinato la sua cattura. Il gruppo della “Mezza Luna” le province ribelli di Tarija, Santa Cruz, Beni, Chuquisaca e Pando, è comunque ottimista. Gli incontri di Cochabamba avranno la mediazione del Vaticano, di Unasur, della Organizzazione degli Stati Americani e della Ue. Secondo Radio Fides l’intervento del cardinale Julio Terrazas è stato determinante per convincere i prefetti/governatori ribelli a negoziare col governo. Il nodo riguarda la liberazione del governatore Fernandez, accusato di “genocidio” per la morte di 16 contadini filo-Morales nel corso degli scontri. Nel frattempo Washington ha posto anche la Bolivia – oltre al Venezuela – nella lista dei Paesi che non contrastano il narcotraffico.
Un altro nodo è costituito dall’affaire di Guido Alejandro Antonini Wilson, il quale è “disposto a dire tutto sul caso Chavez-Kirchner”. L’affaire potrebbe coinvolgere quasi tutti i leader sudamericani… In effetti proverrebbero dalla compagnia nazionalizzata petrolifera venezuelana Pdvsa molti altri fondi, oltre a quelli rinvenuti nella “valigia diplomatica” intercettata a Buenos Aires, destinati alla Kirchner per il finanziamento della campagna presidenziale. Ma intanto Chavez gioca a fare il nuovo Castro. Ieri ha incontrato il vicepremier russo Sechin. Alla vigilia di un viaggio a Pechino e a Mosca, le sue dichiarazioni di ieri sono state esplicite: alleanza “energetica” e anche “militare”. Chavez ha già speso 4 miliardi di dollari in armi, e l’alleanza bellica con Mosca sarà sancita a metà ottobre. Già ora le esercitazioni navali congiunte e la presenza di bombardieri strategici Tu-160 sono un atout pesante. Tuttavia ricorda il film “Il Dittatore dello Stato libero di Bananas” di Woody Allen la notizia che una piccola esercitazione per la simulazione di attacchi aerei nemici ha provocato quattro feriti.
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