Pubblicato da: annqud su: Ottobre 5, 2008
Catania, 4 ott. – (Adnkronos) – I militari del soccorso alpino della guardia di finanza di Nicolosi, in provincia di Catania, hanno ritrovato la notte scorsa una coppia di turisti residenti a Basilea, in Svizzera, lui siciliano di 40 anni e lei olandese di 35, che si era perduta durante un’escursione sull’Etna. Le ricerche erano state avviate dopo che l’uomo aveva chiamato con il telefonino un cugino che vive a Randazzo, dicendo di trovarsi a Monte Peloso, in territorio di Bronte. L’uomo ha girato la segnalazione a carabinieri e guardia di finanza e un’ora dopo la coppia e’ stata trovata da militari delle Fiamma gialle nelle vicinanza di Casa Zampini, in discrete condizioni di salute.
Pubblicato da: annqud su: Ottobre 5, 2008
Catania – Due giovani, di 20 e 19 anni, sono morte e un’altra, di 19, è rimasta ferita in un’incidente stradale avvenuto poco prima delle 7 di stamattina sulla Catania-Gela, in territorio di Belpasso.
Le vittime si chiamavano Maria Gabriella Nolfo, di 20 anni, che era la proprietaria dell’auto e che probabilmente era alla guida, e Loredana Ballarino, di 19. La terza giovane sulla Fiat Punto è una diciannovenne, J. D. N., che è ricoverata in prognosi riservata nell’ospedale Cannizzaro di Catania. Il conducente del furgone, M. S., di 31 anni, un corriere addetto alla consegna di giornali che stava rientrando a casa dopo avere finito il turno di lavoro, è invece ricoverato nell’ospedale Vittorio Emanuele. Le sue condizioni non sarebbero gravi.
Sul luogo dell’incidente, avvenuto su un lungo rettilineo della Catania-Gela, conosciuta anche come ’strada della morte’, sono intervenute tre pattuglie della polizia stradale di Caltagirone che hanno eseguito i rilievi e coordinato gli interventi di soccorso. Secondo una prima ricostruzione della polstrada, le tre giovani stavano rientrando a casa a Palagonia, loro paese d’origine, dopo avere trascorso la notte in un locale di Catania. La guidatrice della vettura, che andava a 70 chilometri l’ora, avrebbe avuto un colpo di sonno invadendo la corsia opposta e scontrandosi violentemente e frontalmente con il furgone.
Pubblicato da: annqud su: Ottobre 5, 2008
Roma, 4 ott. – (Ign) – ”Un piccolo primato di cui siamo orgogliosi, frutto di una campagna di calmieramento dei prezzi che abbiamo avviato un mese fa’’. Così il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti, commenta a Ign, testata on line del gruppo Adnkronos – il rilevamento di mister prezzi che indica la città col ‘più bel chilometro d’Italia’, come il luogo dove si può gustare il caffè più economico della Paese a 0,64 centesimi di euro.
‘’Circa un mese fa abbiamo fatto un’indagine sui prezzi in città –spiega Scopelliti- e ci siamo resi conto che era necessario fare qualcosa per abbassarli, così abbiamo incontrato le organizzazioni sul territorio con le quali abbiamo avuto un confronto sereno. Evidentemente i primi risultati stanno arrivando’’.
Ma secondo il sindaco di Reggio il segreto dell’espresso più economico d’Italia può essere anche un altro: ‘’Noi abbiamo il caffè Mauro, un caffè nostro conosciuto in tutto il mondo, probabilmente – conclude – anche avere una produzione locale ha il suo peso‘’.
Pubblicato da: annqud su: Settembre 18, 2008
Hanoi (AsiaNews) – Adesso intervistano anche i morti. Arriva a punti che sarebbero ridicoli, se non fossero prova di una precisa volontà politica, la campagna di stampa dei media governativi vietnamiti contro i parrocchiani di Thai Ha. Per trovare cattolici che contestano le pacifiche manifestazioni dei fedeli, la televisione paga un poveraccio, un giudice cattolico è costretto a smentire un quotidiano che gli attribuisce frasi mai dette e lo stesso deve fare un sacerdote, un giornale pubblica le dichiarazioni di un cattolico vero, ma morto qualche anno fa.
Così, il 15 settembre, il giudice Vu Kim My, procuratore a Kim Son, nella diocesi di Phat Diem, ha trovato sul People’s Police dichiarazioni che non ha mai fatto. “Non ho mai detto nulla a proposito di Thai Ha”, ha affermato dopo averle lette. Il giornalista, ha aggiunto, ha fatto domande su questioni generali relative alla conoscenza della legge. “Il resto dell’articolo l’ha aggiunto lui”.
La vicenda del giudice è una conferma di quanto i primi di settembre aveva denunciato la diocesi di Hanoi, quando sulla televisione di Stato erano state presentate come sacerdoti due persone, Pham Huy Ba e Nguyen Van Nhat, che avevano contestato le manifestazioni. “Non sono mai stati sacerdoti”, aveva replicato. Analogamente, mons. Vu Huy Chuong, il 20 agosto aveva trovato sul New Hanoi un fedele della parrocchia di Dai On a Chuong My, Nguyen Quoc Cuong, che accusava i manifestanti di Thai Ha di “non seguire il catechismo cattolico”. Ma, come ha testimoniato un membro del consiglio parrocchiale, quella persona “nella nostra parrocchia, semplicemente non esiste”.
Quasi un miracolo, superato, sullo stesso quotidiano, da quanto pubblicato pochi giorni dopo, quando è stato presentato Nguyen Duc Thang, definito un cattolico dissidente, fermo oppositore dei manifestanti di Thai Ha. Questa volta, il vicario della parrocchia di Thach Bich, padre Nguyen Khac Que, ha confermato l’esistenza dell’uomo tra i fedeli della sua parrocchia. Solo che “è morto qualche anno fa”. Non è andata meglio a padre Nguyen Van Khanh, vicario di Gia Nghia, nella provincia di Lam Dong, che si è sentito citare dall’emittente statale Voice of Vietnam come oppositore dei manifestanti, ed attribuire l’affermazione che “tutti i problemi relativi ai terreni delle parrocchie sono stati risolti con piena equità”. Solo che nessuno la ha mai intervistato e per giunta la sua parrocchia ha una controversia aperta con le autorità perché “si sono appropriate, senza alcuna compensazione” del terreno della chiesa.
Il 4 settembre, intanto, un gruppo di operatori della televisione di Hanoi (nella foto) stava intervistando un anziano, a Thai Ha. Era stato presentato come un cattolico, ma quando i presenti gli hanno chiesto quale fosse il suo nome cristiano, ha detto di non saperlo ed ha ammesso di essere un povero. “Mi hanno dato un po’ di denaro per stare qui e ripetere le frasi che mi hanno insegnato”.
In risposta agli attacchi, la comunità cattolica sta mettendo in guardia sacerdoti e fedeli: un avviso del vicecancelliere della diocesi di Hanoi, padre Anthony Pham Anh Dung viene letto in tutte le messe domenicali. In esso di invita a prestare attenzione, soprattutto se si viene contattati, ai trucchi dei media statali “per fabbricare falsi scenari, allo scopo di distogliere ed ingannare l’opinione pubblica”. “Non dimentichiamoci – prosegue – di pregare per gli scrittori e quanti altri lavorano nei media. Possano saper rispettare ogni persona ed avere il coraggio di agire secondo la loro coscienza”.
In altre diocesi, i resoconti su quanto sta accadendo, pubblicati da AsiaNews e altre agenzie cattoliche vengono tradotti in vietnamita, riprodotti sui bollettini parrocchiali e affissi. Se ne fanno anche fotocopie che vengono distribuite.
Pubblicato da: annqud su: Settembre 18, 2008
La maggioranza dei media arabi guarda con scetticismo e disincanto alla crisi politica israeliana e alle primarie appena concluse con la vittoria di misura di Tzipi Livni. Vi sono alcune aspettative, sia pur molto limitate, nei confronti della neoletta leader di Kadima. Il suo background nazionalista e la sua posizione in favore di concessioni ai palestinesi la rendono un potenziale partner importante per le trattative di pace. La debolezza di un suo eventuale governo e il possibile successo di una coalizione guidata dal Likud alle successive elezioni rappresenterebbero invece un oggettivo ostacolo ad un accordo con palestinesi e siriani.
![]() Tzipi Livni |
Una delle conseguenze più evidenti della crisi politica israeliana, notata da gran parte dei commentatori arabi, è la situazione di stallo delle trattative di pace. Olmert, indebolito dalle accuse di corruzione, oltre che dagli insuccessi nel conflitto armato contro Hezbollah, non è più ritenuto in grado di poter portare a termine un accordo di pace con palestinesi e siriani. Ciò traspare dalle pagine del giornale libanese “Le Revue du Liban“.
Pubblicato da: annqud su: Settembre 18, 2008
ROMA – All’ultima chiamata utile la Compagnia aerea italiana ritira l’offerta. Dodici imprenditori su dodici, all’unanimità, votano no. Non ci sono le condizioni, scrivono in un comunicato, “manca l’ampio consenso sindacale visto che hanno aderito solo tre sigle”. Sono le 17 e 20 minuti. In realtà già da un’ora la notizia rimbalza con i sigilli dell’urgenza su tutte le agenzie di stampa e sui siti internet. Il consiglio Cai è riunito a Milano dalle sedici e all’ordine del giorno ha subito messo l’addio all’avventura Alitalia. Una decisione che sembra già presa.
Sono tre i luoghi simboli di questa giornata: Fiumicino dove sono concentrati centinaia di dipendenti Alitalia; Milano dove è riunito il consiglio Cai e la sede della Filt-trasporti della Cgil a Roma. “E’ arrivata la notizia, Cai ha ritirato l’offerta” gridano dai megafoni. Grida e mani che si spellano. Ma è una gioia disperata perchè il no della cordata guidata da Colaninno spalanca la porta su scenari bui e pieni di incertezza. Unico spiraglio di luce sono gli acquirenti stranieri, in prima fila Lufthansa. In serata, dopo un vertice tra Letta e il commissario Fantozzi a palazzo Chigi, rispunta anche l’ipotesi di ricucire con la cordata Cai. O con una sua riedizione riveduta e corretta.
Una giornata drammatica che avrebbe messo alla prova la fantasia del miglior giallista e fabbricatore di suspence. Finisce con Berlusconi che attacca “la Cgil”, punta il dito contro “responsabilità politiche” e indica “il baratro”. Con Epifani che rispedisce le accuse al mittente (“Una trattativa partita male e andata avanti ancora peggio, ogni giorno un ultimatum, mai visto”). Con piloti e assistenti di volo e di terra disposti a tutto per tenere in vita la compagnia e il servizio, “anche a tagliarci lo stipendio perchè noi vogliamo bene ad Alitalia”. Stasera forse andranno a dormire dopo quattro giorni e quattro notti “da incubo” (Fabio Berti, Anpac piloti). Ma domani è un incognita pesante.
La controproposta. Tutta la notte fino alle sette del mattino negli uffici della Magliana. Poi una doccia e a mezzogiorno di nuovo negli uffici della Cgil trasporti a Roma in viale Morgagni. Le sei sigle, Cgil e gli autonomi (Anpac, Up, Anpav, Avia e Sdl) in rappresentanza di piloti e assistenti di terra e di volo, lavorano fino alle quattordici per trovare una risposta all’ultimatum di Colaninno (“Un sì o un no entro le 15 e 50″). Il verdetto non è nè un si nè un no. E’ un foglio, una controproposta, una richiesta di trattativa che porta la firma dei sei segretari. Quattro i punti fondamentali. 1) “Massima disponibilità a trovare un accordo sui contratti di piloti, assistenti di volo e di terra certi di poter raggiungere gli obiettivi di produttività e flessibilità richiesta da Cai. 2) Sì alla revisione dei contratti “tale da consentire l’invarianza delle retribuzioni e un aumento della produttività”. Sono già pronti conti e tabelle. 3) Il negoziato, “seppur in tempi brevissimi”, deve però essere inserito e rispettare il quadro dei contratti nazionali relativi a ciascuna categoria. Nessuno pensi cioè di scardinare il sistema dei sindacati e delle associazioni di categoria che invece Cai non riconosce (“i piloti sono solo dipendenti come hostess e steward”). 4) Ok ai contratti collettivi di lavoro già applicati a Air France, Iberia e Lufthansa “decurtati per quello che serve” rispetto al previsto piano industriale. Si tratta di una disponibilità totale ma ad una trattativa vera e dove sindacati e dipendenti siano partecipi e condividano le scelte.
“Non diciamo nè sì nè no – spiega Paolo Maras (Sdl) – chiediamo un incontro urgente per trattare seriamente”. Se Cai ha buttato di qua una palla, i sindacati del fronte del ni rispondono rilanciano a loro volta. “Siamo noi adesso ad aspettare un sì o un no”.
La lettera di Epifani e l’avvio della cassa integrazione. Sono le quattordici. La controproposta viaggia via fax a Palazzo Chigi, al ministro Tremonti e a Milano all’ingegnere Colaninno. Negli stessi minuti Epifani manda un’altra lettera, di suo pugno, al presidente Cai. Toni distesi, di chi vuole ragionare e che chiudono dicendo: “Cai deve andare avanti, Cgil ha già dato l’ok al piano industriale, incontriamoci sui contratti”. C’è un’aria strana. Da una parte si respira un leggero ottimismo, la controproposta è ragionevole, accettarla è solo questione di buona volontà. Dall’altra arriva notizia delle prime lettere per la cassa integrazione. Iniziano due ore piene di suspence. I delegati sindacali escono in cortile, parlano con i giornalisti, chiedono notizie. Attendono un segnale.
“Cai rinuncia”. Pochi minuti dopo le sedici rimbalza da Milano la notizia che il consiglio di amministrazione Cai, riunito da pochi minuti, ha già messo in votazione il ritiro della cordata. Antonio Divietri (Avia), stupefatto: “Non è possibile, noi abbiamo altre informazioni, opposte, anzi…”. Tutto vero, invece. “Allora – aggiunge – è la prova di quello che noi abbiamo già percepito da domenica: Cai voleva ritirare da giorni la sua offerta. Ha cercato la scusa e adesso scaricherà tutto su di noi: è stata una strategia ben precisa, dall’inizio, sia chiaro”. Scende un ancora più infuriato Fabio Berti: “In questa storia non c’è mai stata una vera trattativa: dall’inizio solo aut aut, ultimatum, neppure un documento scritto, la bozza sul contratto è arrivata via fax ieri sera alle 20,15. Ma di cosa stiamo parlando? Di una trattativa? Quattro volte l’abbiamo chiesta, quattro volte ci hanno detto no. Eppure tutti i giorni giornali e tv esce “il no dei sindacati e dei piloti”. Basta, la verità è che fin dall’inizio questa è stata una truffa”.
Il servizio del Tg1. E infatti il servizio del Tg1 alle venti comincia con: “Colpa dei piloti e dei sindacati”. Il testo della notizia ricapitola i punti salienti della giornata dando conto anche dei festeggiamenti a Fiumicino alla notizia della rottura delle trattative. Ed anche qui il punto di vista dell’ammiraglia dell’informazione Rai è senza zone d’ombra: l’immagine evocata per descrivere “la bizzarra protesta” è quella dell’orchestrina che suona, mentre il Titanic affonda.
La giornata finisce con tutti contro tutti, maggioranza contro opposizione, sindacati divisi, Polverini che attacca Epifani. Il caos. Fantozzi corre a palazzo Chigi. L’unico che non perde la pazienza è Gianni Letta, il grande mediatore: si mette subito al lavoro. Per ricucire con la vecchia Cai e farne nascere in tre giorni una nuova. Alitalia, una storia ancora non scritta.
(c.fus.)
Pubblicato da: annqud su: Settembre 18, 2008
Venezia, 18 set. (Apcom) – “Mi pare che sia evidente a tutti che non è tanto in crisi la nostra Costituzione, quanto determinate sue interpretazioni”. Lo ha sottolineato il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, nel suo intervento introduttivo al convegno sui 60 anni della Costituzione al Palazzo Ducale a Venezia, di fronte al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
“La Costituzione – ha aggiunto Cacciari – soffre della sua capacità oggi di produrre, di essere produzione di diritto in senso progressivo. Questo non è forse tanto un difetto – ha continuato -, un limite della nostra Costituzione, quanto proprio dei meccanismi e delle procedure di interpretazione politica della Costituzione stessa e della sua possibilità di essere davvero quell’assetto di luoghi fondamentali che deve essere capace di regolare la nostra esperienza”.
“Le ragioni di questa crisi – ha proseguito Cacciari – che, come tutte le crisi, può essere e sta a noi far diventare una crisi produttiva e di crescita, possono essere diverse, molteplici. Certamente non sono crisi occasionali – ha concluso – ma ragioni profonde che riguardano proprio il problema effettivo della sovranità dello Stato nel regolare oggi alcuni dei nodi fondamentali della nostra vita sociale”.
Pubblicato da: annqud su: Settembre 18, 2008
ROMA – Il destino di Alitalia dopo il ritiro dell’offerta da parte della Cai non è ancora chiaro, ma le conseguenze politiche sono già evidentissime. Non era passata neppure una manciata di minuti dall’annuncio del dietrofront della cordata guidata da Roberto Colaninno, quando dalle fila di governo e maggioranza è partita una raffica di pesantissime accuse contro la Cgil, i sindacati dei piloti e l’opposizione alle quali il sindacato guidato da Guglielmo Epifani ha faticosamente tentato di tenere testa: “Lo scaricabarile sulle responsabilità, soprattutto se preventivo – ha replicato – non è degno di un paese civile”.
Tra i primi a sferrare l’attacco, il presidente del Consiglio in persona. “La situazione è drammatica, potremmo essere di fronte a un baratro – ha detto Silvio Berlusconi – Ci sono responsabilità della Cgil e dei piloti. E ci sono anche responsabilità politiche”. Il compito di articolare nel dettaglio la posizione è toccato poi al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. “Il ritiro – ha accusato – è la logica conseguenza dell’assurda posizione ostruzionistica assunta dalla Cgil in alleanza con le sigle autonome di piloti e assistenti”.
Ricostruzione che in serata, in una conferenza stampa, il segretario del maggiore sindacato italiano ha tentato di smontare, chiarendo che la colpa è “di un negoziato nato male e proseguito peggio”. “Non ho mai visto – ha aggiunto – una trattativa in cui ogni giorno c’è un ultimatum e tra un ultimatum e l’altro non si lavora sui problemi”.
Denunciati i gravi problemi di metodo, Epifani ha controbattuto anche sul merito. La Cgil, ha ricordato, ha espresso sul piano di salvataggio di Alitalia “una sottoscrizione inequivoca per le parti di sua rappresentatività”, ma per quanto riguarda piloti e assistenti di volo, non poteva prendere una posizione “per un problema di democrazia sindacale: decide il 51% dei lavoratori. E le sigle confederali, tutte insieme, hanno una rappresentatività di gran lunga al di sotto di questa soglia”. “Sa di ideologia e non di rispetto della verità”, ha concluso Epifani, scaricare sul sindacato la responsabilità per il fallimento della trattativa.
Intanto, dalle “retrovie” della maggioranza, hanno continuato a piovere accuse gravissime, espresse spesso con parole pesanti. Il capogruppo della Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, non ha esitato a definire “un atto criminale” le scelte di Cgil e sindacati autonomi. Appena più sfumata la dichiarazione del leghista Cota: “Il comportamento del sindacato nella questione Alitalia – ha detto – è fuori dalla storia ed irresponsabile, perché danneggia i lavoratori ed il Paese. In questo modo si fanno solo danni su danni”. Allarga invece il campo dei cattivi anche al Pd il capogruppo del Partito della Libertà Fabrizio Cicchitto. La responsabilità dell’epilogo negativo delle trattative, ha sostenuto, “ha solo due responsabili: i sindacati, cioè la Cgil, che hanno giocato al rilancio in una situazione che non lo consentiva, e il Partito democratico che ha adottato la strategia del ‘tanto peggio tanto meglio’”.
Ma dopo il precipitare della situazione, a prendere di mira le sigle che non hanno sottoscritto l’offerta della Cai, è stato anche il “fronte del sì”. Tra i più critici il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. “E’ stata la follia di pochi e di alcune sigle sindacali che hanno portato alla chiusura delle trattative, per responsabilità di pochi pagheranno in molti”, ha denunciato. Feroce anche le parole scelte dal leader della Uil Luigi Angeletti: “L’azienda era morta e qualche mio collega si accinge a fare il becchino”, ha aggiunto. Duro anche il giudizio di Renata Polverini, dell’Ugl. “A questo punto – ha detto – è chiaro chi ha operato nell’esclusivo interesse dei lavoratori di Alitalia e chi invece ha preferito sottostare ad altre logiche, mettendo una pietra tombale sull’ultima possibilità concreta di salvare l’azienda”.
A puntare l’indice contro il governo è invece il ministro ombra del Pd Pierluigi Bersani. “Se siamo arrivati fin qui – ha dichiarato – Berlusconi non cerchi colpevoli. Il colpevole è lui. Purtroppo questo è l’esito di una operazione spregiudicata e irresponsabile che il governo ha imposto e ha mal guidato”.